LE CAFFETTIERE-CAPOLAVORO DI ALESSI IN MOSTRA A MATERA, CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

17 giugno 2019

Nell'ambito del programma di eventi di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura si inserisce l'esposizione "Alessi Tea & Coffee Piazza and Towers. Architecture meets Design" promossa dall'azienda cusiana.

La rassegna illustra i felici esiti di due operazioni di ricerca che testimoniano l'incessante attività di esplorazione nel mondo del possibile creativo di una delle più note Fabbriche del Design Italiano. Avviate dall'azienda piemontese e condotte sotto la direzione di Alessandro Mendini, "Tea & Coffee Piazza" del 1983 e a vent'anni di distanza "Tea & Coffee Towers" del 2003, hanno aperto nuove strade di sviluppo per il design, coinvolgendo per la prima volta esponenti dell'architettura internazionale nella progettazione dell'oggetto domestico. "Si è voluto offrire ai progettisti un territorio di sperimentazione affinché si producessero le condizioni favorevoli per arricchire con nuove idee il panorama del design degli anni futuri" dichiara il presidente Alberto Alessi. Undici gli architetti protagonisti del primo metaprogetto e ventidue per il secondo, chiamati a disegnare, liberi da qualsiasi vincolo posto dalla produzione industriale, la propria interpretazione di un servizio da tè e caffè. Il risultato è "una storia di micro-architetture da tavola, di micro-urbanistica da appartamento, che attraverso la visione sintetica di un micro-universo, ha portato dentro alle case dei veri e propri messaggi scenografici, delle icone dell'ospitalità, dei concentrati delle utopie di ogni autore". Fino al 4 agosto 2019, saranno esposti a Matera negli spazi di Caliainteriors, i progetti di alcune dei nomi più grandi del design e dell'architettura contemporanei: Michael Graves, Richard Meier, Alessandro Mendini, Aldo Rossi, William Alsop, David Chipperfield, SANAA/Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa, Doriana O. Mandrelli e Massimiliano Fuksas, Toyo Ito, Tom Kovac, Jean Nouvel, UNStudio/Ben van Berkel + Caroline Bos.   L'omaggio ad Alfonso Bialetti (e al Cusio) Tra i piccoli capolavori esposti anche l'ultimo arrivo - targato 2019 - delle collezioni di prototipi: la "Moka" disegnata dall'archistar britannica David Chipperfield (immagine in fotogallery). "Il progetto di Chipperfield ha almeno due letture - spiega Alberto Alessi - da un lato è il contributo di un grande autore del design contemporaneo sul tema della evoluzione degli archetipi industriali, dall'altro è un omaggio reso al mio nonno materno Alfonso Bialetti che negli anni '30 del secolo XX° è stato l'inventore, il disegnatore e il primo produttore della Moka Express, la popolare caffettiera espresso italiana. Mi sono spesso interrogato sulle ragioni che hanno fatto di questo piccolo oggetto casalingo un fenomeno esemplare del made in Italy, assurto ultimamente anche a esempio del primo design italiano. In fondo si è trattato di un tipico fenomeno di natura socio-economica fondato su elementi molto semplici: una funzionalità innovativa, un forte effetto di comunicazione, e infine il prezzo, molto popolare cioè accessibile da tutti i segmenti della società affluente. Sta di fatto che la moka ha ottenuto un imprint sul pubblico, soprattutto ma non solo italiano, che dura ancora oggi. Ha formalizzato un nuovo rituale contemporaneo, intimo e casalingo. Con il rassicurante brontolio del caffè nel momento in cui viene prodotto ha stabilito un collegamento con l'immaginario del pubblico che si ripete ogni mattina e che continuerà anche quando si sarà riassorbito l'entusiasmo per i tanti modelli delle nuove caffettiere elettriche monoporzioni a cialde o capsule oggi dilaganti sul mercato". Prosegue il presidente: "Nella nostra storia abbiamo affrontato il tema della moka con progetti creati da grandi designer: Sapper, Rossi, Graves, King-Kong, Lissoni, Arets, Trimarchi, Mendini: ciascuno di loro ha creato la sua caffettiera pensata prevalentemente per le fasce alte del mercato. Con l'intenzione di continuare questa nostra tradizione elitaria avevo chiesto a David Chipperfield di disegnarmi una moka anche lui, e lui è venuto inaspettatamente fuori con la proposta di lavorare, invece che sul linguaggio ricercato e personale del grande autore, sulla evoluzione dell'archetipo della moka, attraverso un uso più consapevole delle leve del design contemporaneo. Una mossa spiazzante per molti versi, a maggior ragione perché viene da un autore raffinato e cool, ma significativa in questo momento di incertezza sul ruolo del design. Chipperfield ha accolto l'icona popolare della moka e ha lavorato sui dettagli, quel luogo in cui si nasconde il diavolo: con la sua autorevole maestria ha provato a rispondere al quesito se nella società dei consumi contemporanea c'è ancora interesse per il design di qualità oppure se prevale inesorabile l'appiattimento supino a modelli di consumo disattenti e distratti dalla moltitudine delle sollecitazioni d'acquisto da cui siamo sommersi".    

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