COMUNICATO STAMPA - IL TURISMO È IN AFFANNO, ALTRO CHE TASSA DI SOGGIORNO!

4 ottobre 2006

In questi giorni sentiamo tanto parlare di “Finanziaria” e di “Tassa di soggiorno”. Abbiamo apprezzato la presa di posizione di alcuni Sindaci del Novarese e del Verbano che, in coro unanime, hanno detto NO a questa nuova tassa, che poi tanto nuova non è. Il settore turistico italiano sta perdendo sempre più competitività a causa della mancanza di una vera e propria politica di rilancio, sia a livello nazionale ma anche locale. Gli stranieri scelgono sempre meno l’Italia come meta delle loro vacanze, figuriamoci poi le mete quali i laghi e la montagna considerati ancora più “di nicchia”. Gli operatori del settore sono pertanto sconcertati sulla paventata reintroduzione della tassa di soggiorno, che non è certo lo strumento per rilanciare un comparto che necessita di ben altre misure. Il primo problema, evidenziato anche a livello nazionale, è la mancanza di promozione del prodotto turistico, in particolar modo concertato con le associazioni di categoria. Altra “sofferenza” è quella dell’Iva: su alberghi e ristoranti italiani grava per il 10% contro, ad esempio, il 7% della Spagna o l’8% della Grecia. Nonostante ciò, la ricerca evidenzia che il turismo in Italia continua ad essere un comparto produttivo in ascesa in termini di posti di lavoro a dispetto delle esigue agevolazioni che riceve. Per questo motivo la categoria chiede da tempo una ristrutturazione profonda del settore. Queste le priorità: no alla tassa di soggiorno, istituzione di una autorità nazionale di governance per il turismo, coinvolgimento delle associazioni di categoria e delle Regioni in quello che sarà il nuovo Enit, armonizzazione dell’Iva rispetto ai competitors europei, deduzione Iva per il turismo congressuale (in toto non in parte come previsto nell’ultima finanziaria), credito d’imposta per l’installazione di impianti di aerazione nei locali pubblici, credito d’imposta del 10% per la realizzazione di cataloghi e altri strumenti per la promozione e commercializzazione, ottenimento della concorrenza di tutte le forme di lavoro (stagionali, temporanei) in fase di computo ai fini di sgravi ed incentivi. Proponiamo quindi un grande patto. Un patto fra le istituzioni, con gli operatori, con le realtà economiche e sociali. Decidendo con chiarezza “chi fa cosa”, con obiettivo di integrare le politiche e costruire processi innovativi reali. Non bypassando ma valorizzando i sistemi locali, affrontando i nodi veri del turismo, lasciando a casa la retorica.

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